Guido Gozzano

Guido Gozzano nasce ad Agliè nel 1883. Di famiglia altoborghese, nel 1904 si iscrive a giurisprudenza, ma, influenzato dalle lezioni di letteratura di Arturo Graf, professore e poeta, abbandona gli studi per dedicarsi alla produzione poetica. La poesia di Graf, amara e ironica, influenza quella di Gozzano, permettendogli di allontanarsi dalla poesia dannunziana, principale modello poetico dell’epoca, e di entrare al tempo stesso in contatto con scrittori ed intellettuali dell’epoca. La formazione letteraria avviene così tra il 1903 e il 1906, quando, alla lettura di autori simbolisti di riferimento per il Crepuscolarismo (ma anche di Pascoli, Schopenhauer e Nietzsche), Gozzano alterna la composizione dei primi testi, pubblicati soprattutto su rivista.

La sua prima raccolta, che riunisce una selezione attenta dei componimenti precedenti, viene pubblicata nel 1907 e si intitola La via del rifugio. Qui il poeta, di salute cagionevole, dichiara che – con una “posa” dandy, caratteristica tipicamente gozzaniana – l’unico rifugio possibile è la letteratura. Nel 1908 si ammala di tisi, e nello stesso periodo si lega sentimentalmente con un’altra poetessa, Amalia Guglielminetti, con cui intesse un fitto carteggio. Nonostante la malatia, dal 1909 si apre il periodo più fecondo per la scrittura in versi di Gozzano, che nel 1911 pubblica per il prestigioso editore Treves la seconda raccolta, I Colloqui, in cui confluiscono anche alcune delle liriche del primo volume. Collabora anche con riviste e giornali, come “Nuova Antologia”, “Riviera Ligure” e “La Stampa”, senza dimenticare il “Corriere dei Piccoli”, su cui nel 1914 pubblica alcune fiabe per bambini poi in parte riunite nel volume I tre talismani. Nel 1912 si aggravano le condizioni di salute del poeta, che parte per un viaggio in India, nel tentativo vano di trovare un clima più adatto alle sue malferme condizioni. Tuttavia il viaggio diventa una nuova occasione per scrivere delle note di viaggio, che sostituiscono il più importante testo in prosa gozzaniano e che saranno pubblicate postume ne Verso la cuna del mondo (1917). Tra il 1913 e il 1914 si dedica alla composizione di un poemetto didascalico, Le farfalle, che rimarrà tuttavia incompiuto. Dopo lo scoppio della Guerra Mondiale, cui ovviamente l’autore non può partecipare, si ritira a vita privata e lontano dalla scrittura e nell’agosto del 1916 muore dopo un violento attacco di tisi. Vengono pubblicate postume due raccolte di fiabe (oltre a I tre talismani, anche La principessa si sposa) e due raccolte di novelle, L’ultima traccia e L’altare del passato.

La poesia di Gozzano è legata tematicamente a quella dei crepuscolari: l’interesse verso le cose piccole e quotidiana, il rifiuto della poetica dannunziana, l’allontanamento dalla società, l’impossibilità di vivere una vita attiva, la malattia e la morte. Ma il poeta si distingue per il tono ironico e distaccato con cui affronta questi temi. Dal punto di vista stilistico, la colloquialità prosastica di Gozzano, che rielabora in maniera colta e disincantata il modello sublime dannunziano, diventa una lezione importante per i poeti della generazione successiva: Eugenio Montale è stato il primo a notare come Gozzano abbia fatto “cozzare l’aulico col prosaico”, riuscendo ad indicare la via per uscire dalla pesante eredità dannunziana, senza tuttavia rifiutarla in tutto e per tutto.