Cenni Storici

L’Erbaluce è uno dei vitigni descritti, riportati e ricordati dagli studiosi già fin dal ‘600. Forse è uno dei pochi vitigni piemontesi che abbia una così antica fama.

Le prime notizie del vitigno Erbaluce infatti risalgono al 1606, quando viene menzionato in un suo libro da Giovan Battista Croce, gioielliere presso il duca Carlo Emanuele I. Il nome del vitigno deriva dal colore che assumono gli acini in autunno: i riflessi rosati e caldi si fanno più intensi, ambrati, nelle parti esposte al sole. Questa Doc viene prodotta in diverse tipologie: oltre a vino fermo esistono le versioni Spumante e Passito.

Giovan Battista Croce, gioielliere di Sua Altezza il Duca Carlo Emanuele I° nel suo libro edito a Torino, intitolato:
“Eccellenza e diversità de i vini che Nella Montagna di Torino si fanno e nel modo di farli”, descrive il nostro vitigno con queste parole:

“Elbalus è uva bianca così detta, come albaluce, perché biancheggiando risplende; fa li grani rotondi, folti e copiosi, ha il guscio, o si scorza dura; matura diviene rostita e colorita, e si mantiene is la pianta assai; è buona da mangiare, et a questo fine si conserva; fa i vini buoni e stomacali.” (Giovanni Battista Croce, 1606)

Questa del Croce è una descrizione analitica e completa e le caratteristiche dell’uva descritta nel ‘600 sono ancora le medesime dell’uva Erbaluce attuale.

Ampie descrizioni vennero fatte in seguito dal Gatta nel 1833 il quale, in una sua monografia su le Viti e vini della provincia di Ivrea sotto la voce Trebbiano descrive l’Erbalus, uva roustia, bianc roustì. Nel medesimo errore incorre il Milano nel 1839 £Sulle viti e dei vini della provincia biellese”. Il Di Rovasenda e l’Odard nel 1874, dopo approfonditi studi asseriscono infatti che sia il Gatta che il Milano erano incorsi in uno sbaglio classificando l’Erbalus come Trebbiano.

Giovanni Donna D’Oldenico invece fa derivare il nome Erbaluce da una correzione dialettale di Albaluce, affermando che questo nome ha un’origine molto antica e quantomeno di età romana: Alba lux o Albalux.

In loco, attualmente la denominazione del vitigno è Erbaluce e così pure lo descrive il Dalmasso nello studio dei vitigni da vino esistenti in Italia.

Il Dalmasso poi lo considera un vitigno canavesano o comunque della regione prealpina.

Le caratteristiche e attitudini colturali del vitigno Erbaluce furono già messe in evidenza dal citato Giovan Battista Croce e duecento anni più tardi dal Gatta nel 1833 il quale così scriveva:

“Vite di mediocre cacciata, sarmenti piuttosto rigogliosi, legno duro, ben colorito, poco midollo, nodi frequenti, viticci grossi, duri, raspo compatto, cilindrico… peduncolo grosso, forte, tenace… acini agglomerati, di color d’ambra, lucidi… di polpa piuttosto duracina… dolce. Vite feconda, robusta, precoce; ama il colle, ma si adatta al piano. Uva mangereccia, alquanto serbatoia; vino dolce, spiritoso, sottile, delicato”.